
Sento sempre una grande riconoscenza verso le donne Maestre, quelle donne che mi insegnano ad andare avanti, a perseguire i miei sogni, a nutrire e a far fruttare tutta la mia forza,
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Sento sempre una grande riconoscenza verso le donne Maestre, quelle donne che mi insegnano ad andare avanti, a perseguire i miei sogni, a nutrire e a far fruttare tutta la mia forza,
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«Un pittore all’inchiostro di china prende posto davanti agli allievi.
Esamina i pennelli e li dispone lentamente per l’uso, macina accuratamente il colore, raddrizza la lunga e sottile striscia di carta che sta davanti a lui sulla stuoia, e finalmente,
dopo essersi trattenuto un certo tempo in profonda concentrazione,
in cui sembra irraggiungibile, con pennellate rapide e sicure traccia un’immagine
che non richiede né tollera correzioni.»
Avevo una soffitta. Era grande, bella, bohémienne, blu. È stata la scenografia della mia infanzia e giovinezza. Quando disegnavo o dipingevo alzavo lo sguardo e vedevo la luna, discreta osservatrice della mia vita in uno spazio magico di vecchi giochi d’infanzia, d’incontri, di letture, di musiche, di silenzi, di solitudini preziose, creative, profonde. Lì ho vissuto e ho creato.
È stata il teatro di tante storie ma solo di una, ora, vorrei raccontare. Una storia accaduta dopo il mio primo scontro diretto con la signora vestita di nero che con la sua falce ha strappato violentemente le mie certezze, le mie radici, la mia infanzia. Vai all’articolo
Prendendo spunto da una Conversazione, passando per la Creatività, arrivando a una Vocazione (prendendola larga…)
Qualche giorno fa un amico, girovagando con lo sguardo nel mio studio, si è soffermato sulla copertina di un libro esposto nella vetrina in cui custodisco alcuni oggetti.
Il libro che ha attirato la sua attenzione è stato “Sono una snob?” di Virginia Woolf.
L’inevitabile domanda che è seguita è stata se io fossi una snob.
Sarà che i toni del blu sono i miei preferiti, sarà che il blu mi appare come una finestra nell’universo o un tuffo nel profondo dell’anima, ma vagare per il Museo Egizio di Torino è stato un po’ come percorrere un sentiero nel cielo fatto di pietre blu e azzurre. Vai all’articolo
Il saluto a Salvador Dalì, dopo mesi in sua compagnia (forse non tutti i giorni, ma insomma…), tra ricordi, rispolvero dai libri di scuola (dove non c’è quasi nulla), studi approfonditi e diverse visite a Palazzo Blu; il saluto – dicevo – all’artista visionario mi piace farlo da Pietrasanta, splendida cittadina che ho nel cuore perché, indubbiamente, basta percorrerne qualche viuzza per sentire profumo d’arte e cultura, di quella bella, curata, autentica e appassionata.